Titolo: Trilogia della Città di K.
Autore: Ágota Kristóf
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: € 12,50
Numero Pagine: 384
Sinossi: Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivelava un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la Trilogia della città di K ritrae un' epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
E fin qui ci siam capiti. E' stata una lettura presa abbastanza a caso; ero in libreria nell'intento di trovar qualcosa di carino da leggere, non sapevo neanche io di che tipo in realtà, finché non mi sono imbattuto in questo libro. Era nel minuscolo scaffale "Il Libraio Consiglia" e c'erano tutti libri riguardanti politica, storia o cose così – che personalmente non sono il mio esatto tipo. Questo spiccava in alto, con un bigliettino che lo descriveva un po' nel suo piccolo.
Come avrete potuto intuire dal titolo, è una trilogia. Tre libri rilegati in neanche quattrocento pagine. E' strano a sentirsi: siamo abituati a saghe con libri immensi e interminabili, eppure questa anche se è più corta rispetto alle altre lascia un segno – almeno per me – indelebile da un certo punto di vista.
"Una prosa di perfetta, innaturale secchezza, una prosa che ha l'andatura di una marionetta omicida". – Giorgio ManganelliQuesto commento sul retro copertina è estremamamente veritiero, mi ha lasciato a bocca aperta e sicuramente è stato uno dei motivi principali che mi ha spinto a comprarlo.
Ma ora passiamo al libro in sé. In esso non vengono minimamente accennati l'ambientazione e l'epoca storica, ma abbiamo dei riferimenti che riflettono sicuramente qual è la realtà con cui abbiamo a che fare. Inutile specificare che siamo in ambito di guerra.
Nel primo libro i due gemelli vengono trasferiti dalla nonna: una donna misteriosa e piena di odio e rabbia nei loro confronti a causa del rapporto conflittuale che aveva ed ha con la loro madre. La loro nonna li costringe a lavorare e molte volte i due bambini sono soggetti a violenze fisiche, ma la loro intelligenza è talmente elevata che non si lasceranno sottomettere da nulla, neanche dalla stessa guerra. Entrambi hanno un rapporto di fratellanza che lascia senza parole: lavorano insieme. Mangiano insieme. Vanno a pesca insieme. Dormono insieme. Studiano insieme... in breve, non riescono a staccarsi l'uno con l'altro – un po' anche tipico dei fratelli gemelli.
La storia man mano si evolverà sempre di più cercando di raccontare al meglio le crude e dure verità della guerra. La cosa particolare di questo libro è che non ha delle descrizioni lunghe, anzi, oserei dire accennate, ma è scritto talmente bene che non si può non continuare a leggere e ad autodistruggersi le budella con tutto il macabro che vi è contenuto.
Senza dirvi altro e rischiare di rovinarvi la lettura, lascio a voi tutti la decisione riguardo questa trilogia, che secondo me merita. Merita davvero.
Spero che come prima recensione non sia stata un completo disastro, ma cercherò di migliorare e soprattutto di non dilungarmi troppo in certe parti.
Noi ci vediamo al prossimo post – e intanto io torno a studiare, help me – che non so di preciso su cosa verterà, ma come sempre, stay tuned!

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